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Ufficio di Piano in Sardegna

L’allegato alla D.G.R. n. 27/44 del 17/07/2007, ovvero “Linee di indirizzo per la costituzione e il finanziamento degli uffici per la programmazione e la gestione associata dei servizi alla persona”, stabilisce che ogni Ufficio può essere composto da un minimo di tre a un massimo di sette operatori. Ciascun operatore deve svolgere compiti e funzioni definite a livello individuale e a tempo pieno. Laddove il caso lo richieda, l’operatore a tempo pieno potrà essere sostituito da più operatori a tempo parziale che, nel complesso, garantiscano lo svolgimento equivalente dei compiti e delle funzioni stabilite.

L’Ufficio di Piano opera con competenze tecnico-amministrative in funzione degli enti che costituiscono la Conferenza di servizi, ovvero i Comuni che compongono l’ambito territoriale di riferimento, la Provincia e l’Azienda sanitaria locale.
Ma dal momento che il suo compito è quello di garantire il coordinamento gestionale e operativo del PLUS, cioè di un documento e di un processo che si basano sulla partecipazione condivisa e sulla realizzazione di governance locali, non è possibile prescindere dalla promozione di un coinvolgimento permanente con il privato sociale e con gli enti terzi (scuole, ministero della giustizia, università, enti ecclesiastici, etc.), anche attraverso l’utilizzo di consulte e comitati o altri strumenti di democrazia diffusa.

Le figure professionali necessarie alla gestione degli Uffici PLUS possono essere selezionate dall’ente gestore dei servizi associati, prioritariamente tra il personale dipendente degli enti costituenti, mediante domanda, o attraverso bando pubblico, nel caso di professionalità e competenze non reperibili all’interno della P.A..

I requisiti richiesti potranno essere di tipo manageriale/organizzativo oppure settoriale, nei diversi ambiti operativi previsti dal Piano. Dovranno richiedersi titoli di studio adeguati ai diversi ruoli richiesti, oltre ad una generale conoscenza del sistema socio-sanitario nazionale e locale. Trattandosi di operatori che provengono, in massima parte, dalla P.A., potranno costituire titolo le esperienze acquisite nel settore socio-sanitario, nel welfare management e nel management della P.A.

Importanti saranno anche le capacità relazionali dei soggetti selezionati e i livelli di rappresentatività dello specifico ambito di appartenenza, anche per desumere la capacità del candidato di trasferire le proprie competenze e i saperi acquisiti nel contesto di lavoro o di riferimento. I criteri vengono definiti in seno alla Conferenza di Servizi dei Comuni del Distretto, della Provincia e dell’azienda sanitaria locale.

Le linee guida non entrano nel merito dei diversi ruoli utili alla gestione di un Ufficio di Piano, essendo di competenza locale, sulla base delle scelte prioritarie e delle esigenze strategiche della programmazione territoriale.
L’unica eccezione viene fatta per la figura del coordinatore, individuata dalla Conferenza di servizi dell’Ambito territoriale tra i componenti dell’Ufficio. Questa figura dovrà possedere esperienza di management e coordinamento, competenze nella programmazione e doti relazionali, con particolare riguardo ai sistemi di welfare locale.
Tra gli altri ruoli previsti, ma non definiti in maniera specifica, si sottolineano quelli di supporto tecnico alla segreteria della Conferenza, quelli di coordinamento delle competenze in ambito amministrativo e quelli che prevedono competenze in materie settoriali, sociali e sanitarie, in funzione della programmazione, comprese eventuali competenze strategiche, come quella giuridica, per la redazione di atti e accordi, o quella sulla progettazione e sul monitoraggio.

L’Ufficio Piano svolge un ruolo importante anche nel promuovere livelli di condivisione dei processi attuativi della programmazione locale in chiave sovra comunale e distrettuale. Se, infatti, la localizzazione risulta necessaria per definire il luogo ottimale della gestione del rapporto tra risorse e bisogni, permangono i rischi di una diffusa parcellizzazione delle competenze e delle conoscenze.
Esiste, cioè, un rischio concreto che il distretto, troppo compreso nella necessità di rispondere alle sollecitazioni interne e afflitto da una cronica insufficienza di risorse, non sia in grado di aprirsi all’esterno, determinando le scelte di indirizzo politico regionali e nazionali, né di garantire al proprio sistema il dovuto accesso alle iniziative e alle programmazioni comunitarie.

La Provincia e l’azienda sanitaria, partner operativi all’interno delle Conferenze di servizi, possono garantire occasioni di allargamento della platea operativa, assicurando connessioni con i livelli regionale, nazionale e comunitario anche attraverso il completamento del quadro infrastrutturale locale, costituito da Osservatori, banche dati, sistemi di monitoraggio, laboratori di progettazione, nonché percorsi di formazione e aggiornamento consulenziale, come quelli già avviati in sede provinciale.

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