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Ruolo delle Province nella programmazione sociale

Il bisogno di considerare il ruolo territoriale della Provincia, non solo come ente a fini generali e rappresentativi delle comunità sottostanti, ma anche come ente chiamato a svolgere un compito di snodo verso i comuni, da un lato, e verso le Regioni e lo Stato, dall’altro, sia sul versante della programmazione, che su quello della realizzazione, è presente in modo evidente nella legge n. 142 del 1990, anche se bisognerà aspettare la legge n. 127 del 1997 e il decreto legislativo n. 112 del 1998 per averne riscontri effettivi.

Le ragioni di questa crescita del livello provinciale sono molteplici; essenzialmente si può considerare come la fine del mito dello Stato pianificatore abbia richiesto un ambito intermedio tra comuni e Regione/Stato, necessario per rispondere alle funzioni di area vasta e per la gestione ottimale di reti di servizi e, in quest’ottica, vanno considerati, non solo i compiti di programmazione della Provincia, ma soprattutto alcune funzioni che la legislazione assegna alle Province nei confronti dei Comuni (in particolare, l’art. 19, comma 1, lett. l, del D.Lgs. n. 267 del 2000, relativo all’assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali e l’art. 19, comma 2, del medesimo decreto che dispone: “La provincia, in collaborazione con i comuni e sulla base di programmi da essa proposti, promuove e coordina attività nonché realizza opere di rilevante interesse provinciale sia nel settore economico, produttivo, commerciale e turistico, sia in quello sociale, culturale e sportivo”.
La Provincia appare spesso come un Ente in via di estinzione, le cui funzioni vengono erroneamente identificate, a livello “alto” con quelle della Regione e, sul territorio, con quelle proprie dei Comuni. Niente di più sbagliato: alla Provincia, in un moderno sistema di “governance pubblica” non competono né mansioni di indirizzo e di controllo (regionali), né di gestione diretta dei servizi (comunali); di contro, appare evidente la necessità di garantire un livello intermedio di competenza, a cavallo tra lo Stato e il Cittadino ma che né l’uno, né l’altro sono in grado di garantire.
Questi compiti includono tutte le attività di ricerca, definizione, creazione e realizzazione riconducibili al processo di infrastrutturazione locale, che mirano a creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile del territorio, consapevole di tutti gli elementi di criticità presenti e capace di valorizzare le risorse, umane, finanziarie e strumentali. Questo livello intermedio non solo non viene messo in discussione nel governo ordinario del territorio, ma laddove non si manifesta, viene ri-prodotto sottoforma di molteplici forme: le pianificazioni strategiche, necessarie per partecipare alla programmazione comunitaria e al POR regionale, vengono affrontate a livello di Area Vasta, ovvero una porzione ampia del territorio che mette in rete interessi e priorità di diversi Comuni; i Distretti Industriali, come quelli dell’Eccellenza, intervengono su porzioni di ambito locale accomunate da processi industriali e artigianali omogenei.
A queste realtà occorre aggiungere i Distretti sociali, quelli sanitari, nel prossimo futuro quelli energetici, già in parte anticipati dalle sperimentazioni di local Agenda 21 per l’ambiente, nonché informatici. L’attuazione di questi programmi, che spesso corrispondono a concrete opportunità di finanziamento delle politiche locali, ha favorito la proliferazione di numerose aggregazioni territoriali, coinvolgendo la P.A quanto il privato. Da questa esigenza sono sorti consorzi misti, Agenzie di sviluppo, confortate da forme di Unioni o associazioni di Comuni, che nella maggior parte dei casi hanno finito per generare ulteriore confusione sia per gli enti locali che per le imprese, aumentando i rischi di parcellizzazione delle risorse e di sprechi. Inoltre, si è reso più complicato e difficile il governo del territorio, soprattutto per l’impossibilità di assicurare una regia complessiva a tutte le attività, a sostegno di una reale integrazione dei servizi e delle politiche.

 

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